Cassazione, perseguitare l’ex sui social è stalking
di Redazione | 09 Novembre 2020 @ 07:30 | LA LEGGE E LA DIFESA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28571/2020, ha precisato che anche la persecuzione telematica, messa in atto con post e messaggi su Facebook e Whatsapp è un evidente quadro indiziario grave dei reati contestati e per i quali era state comminate le misure cautelative del divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Il difensore dell’indagata era ricorsa in Cassazione, dichiarando l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l’assenza delle esigenze cautelari che gli erano state comminate dal Tribunale di Libertà.
La Corte di Cassazione ha respinto le considerazioni della difesa, e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Le motivazioni sono presto dette. La Cassazione, infatti, ha sottolineato come l’ordinanza del Tribunale avesse riscontrato come dalle loro affermazioni nei messaggi e nei post di Facebook e Whatsapp e dalle dichiarazioni dei testimoni, emerge diffusa “persecuzione telematica” messa in atto dall’indagata ai danni dell’ex e della figlia di quest’ultimo. A completare il quadro una serie pedinamenti e inseguimenti con l’auto.
La Cassazione ha inoltre chiarito che “Il codice continua a distinguere tra -esigenze cautelari- e – eccezionali esigenze cautelari -, a dimostrazione che l’attualità non è nell’immediatezza”, il requisito dell’attualità non può essere equiparato all’imminenza del pericolo di commissione di un altro reato perà evidenzia la continuità del periculum in mora libertatis nella sua dimensione temporale.


